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Carmelo Zotti. Catalogo generale. Volume primo (1952-1979)

Catalogo Generale di Carmelo Zotti. Presentazione del primo volume
Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti |20 gennaio 2009, ore 18

Siamo lieti di invitarla
alla presentazione del primo volume
del Catalogo Generale
di Carmelo Zotti (opere 1952-1979)

Skira editore

Interverranno i curatori del volume
Enrico Crispolti
Dino Marangon
Franca Bizzotto
Michele Beraldo
Brigitte Brand

Martedì 20 gennaio 2009 alle ore 18.00
Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
sede di Palazzo Cavalli Franchetti
Campo Santo Stefano, Venezia

Ingresso libero

Evento in collaborazione con EUROMOBIL

Comunicato Stampa

Si arricchisce  con un ulteriore, importante evento l’omaggio che Venezia sta rendendo a Carmelo Zotti ad un anno dalla scomparsa. In queste settimane al Correr è in corso una grande retrospettiva interamente dedicata al maestro mentre ai Magazzini del Sale viene rivissuta, attraverso la presentazione di una selezione di opere dei suoi allievi, la lunga appassionata militanza di Zotti come docente dell’Accademia di Venezia.
A questi due momenti se ne aggiunge ora un terzo, teso alla riflessione critica dell’opera del maestro, partendo da un fatto importante: la catalogazione completa della sua opera.
Martedì 20, alle 18, all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti in Palazzo Cavalli Franchetti (Campo Santo Stefano)  Enrico Crispolti, Dino Marangon, Franca Bizzotto, Michele Beraldo, Brigitte Brand, che ne sono i curatori,  presenteranno il primo volume del Catalogo Generale delle opere di Carmelo Zotti. Il volume, edito da Skira, documenta la produzione di Zotti dal 1952, anno dell’esordio come pittore, al 1979. Il piano di catalogazione procederà poi, per tappe successive, sino a documentare l’intera, ampia opera del maestro.
Da notare come a rendere omaggio a Zotti, curando uno dei saggi introduttivi al volume e volendo presenziare all’incontro veneziano di martedì, abbia voluto esserci Enrico Crispolti, uno dei grandi decani della critica d’arte italiana. Crispolti, sin dai primi anni settanta, è stato legato da stima  nei confronti di Zotti, artista di cui ammirava l’originalità creativa che lo portava ad operare al di fuori di mode e schemi.
Quelli dagli esordi al 1979 sono stati anni fondamentali nella ricerca artistica e poetica di Zotti. Lo ricorda uno dei curatori del volume, Dino Marangon, sottolineando che  “Un innato istinto di esplorazione, al di fuori di ogni astratto formulario o di ogni costrittiva schematizzazione ha caratterizzato l’intero sviluppo della creatività pittorica di Carmelo Zotti.
Le sue straordinarie qualità umane ed esistenziali lo hanno infatti spinto costantemente a superare gli aspetti più superficiali ed effimeri  della realtà per cimentarsi in sondaggi ben più profondi e complessi che lo hanno portato al disvelamento e all’espressione di immagini aspre, pungenti, magari difficili e, talora, forse, persino apparentemente ostiche, ma difficilmente uguagliabili per intensità e ricchezza di significato.
Dopo gli esordi nei primissimi anni Cinquanta, caratterizzati da una spigliata e quasi istintiva e multiforme espressività, Zotti, più che dalle esperienze di matrice postcubista, allora, per molti aspetti dominanti a Venezia, dove pure saprà far tesoro, frequentando l’Accademia di Belle Arti, degli insegnamenti  e del raffinato mestiere di Bruno Saetti, si sentirà subito attratto dal più vasto contesto europeo, con una particolare predilezione, come lui stesso avrà modo di testimoniare, per il Nord d’Europa, il Belgio, l’Olanda.
I suoi disegni e i suoi dipinti verranno così, ben presto, arricchendosi di rimandi di matrice postimpressionista, ma anche di riferimenti al libero e forte linguaggio espressionista di Constant Permeke, per aprirsi quindi, in un breve volgere di tempo, non senza attenzioni alle esperienze dei cosiddetti Jeunes Peintres de la Nouvelle Tradition Francaise, a una sorta di libera parafrasi del reale caratterizzata da una sempre più ampia autonomia del segno e delle cromie.
Sarà comunque una sempre latente propensione a figurare  a farsi ben presto strada nella immediatamente successiva serie dei Deportati: dipinti popolati da incombenti corpi, allucinati e quasi disfatti, memori, pur in un rinnovato orizzonte di relazioni, anche delle molteplici risorse  dell’Informale.
Nuovi, fondamentali impulsi gli verranno quindi, grazie a una Borsa di studio dell’Accademia Internazionale di San Luca, da un prolungato soggiorno negli Stati Uniti e soprattutto in Messico, dove avrà modo di conoscere le opere e alcuni dei maggiori protagonisti del Muralismo, ma sarà forse ancor più affascinato dal deserto, dal lussureggiante rigoglio della vegetazione tropicale, dai cactus, dalle piante carnivore che subito verranno a popolare i suoi quadri, rinnovando il vigore vitalistico del segno, sempre più libero e allusivo e volto più a raccontare che a rappresentare.
Rientrato in Italia, su questa linea, Zotti verrà ulteriormente allargando i termini del proprio linguaggio espressivo confrontandosi autonomamente con la spontaneità dell’immaginario segnico-figurale di Cobra, con la pittura ricca di significati simbolici e ritualistici dell’inglese Alan Davie, approdato in quegli anni alla corte veneziana di Peggy Guggenheim e presente alla Biennale del 1959 e, in seguito, anche con il figurativismo antropologico, allusivo della condizione esistenziale dell’uomo-massa, ma ricco di riaffioranti memorie ancestrali del tedesco Horst Antes.
Dopo importanti affermazioni e riconoscimenti, tra i quali il Premio Longo alla Biennale del 1964, a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, nell’arte di Zotti gli aspetti di commistione pittorica verranno progressivamente decantandosi in una sempre più limpida focalizzazione dell’immagine come scena, nella quale proiettare e far riemergere gli impulsi, le cognizioni, le paure, gli aneliti che affliggono o guidano, angustiano o confortano l’umanità contemporanea.
La visione acquista allora la lucida dimensione del sogno a occhi aperti, superando gli stessi confini della pura visibilità per lasciar presagire ulteriori espansioni di significato.
Sarà questo anche un modo per reagire all’imporsi e al dilagare delle poetiche Pop, limitate ai più immediati aspetti della quotidianità e volte, attraverso gli strumenti della pubblicità e dell’informazione massificata, a glorificare il debordante insieme dei prodotti che spesso trovano una giustificazione solo nella necessità di aumentare i consumi.
A un tale orizzonte, Zotti verrà contrapponendo consapevolmente una cultura diversa, sedimentata, stratificata. Una cultura che affonda le sue radici nella notte dei tempi, reagendo così all’effimero, alla piattezza e alla superficialità di un mondo che appare prevaricante e oppressivo proprio in quanto a una dimensione.
Ecco allora l’importanza del mito, magico suscitatore di inattese apparizioni, portatore di antichi, irrinunciabili valori a cui continuare a richiamarsi.
I dipinti di Zotti andranno così popolandosi di figure enigmatiche: elefanti e nudi di donne, divinità pagane e personaggi biblici, piramidi e sarcofagi, templi, piscine lustrali, sfingi.
Oriente e Occidente, Eros e Thanatos, passato e presente vanno così rimescolandosi, dando origine a misteriosi incontri”.
L’incontro è libero, sino ad esaurimento dei posti.